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Prodotti tipichi del
Gargano |
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PASTA
Orecchiette & C.
Orecchiette è il nome più “universale”
della più tipica pasta pugliese, che un tempo si faceva
solo a mano, con semola di grano duro, acqua e sale. Le orecchiette
hanno la forma di una piccola conchiglia e sono l’evoluzione
dei cavatelli o cavatieddi, gnocchetti ottenuti schiacciando
con la punta di un coltello e “trascinando” sulla
spianatoia i pezzetti di pasta. In più, le orecchiette
si avvolgono sul pollice e si rovesciano all’indietro,
dando loro la caratteristica forma, derivata secondo alcuni
da un dolce rituale ebraico, le orecchie di Amman. Le récchje
o ricchjetalle più diffuse nel Foggiano sono dette anche
strascinate o pizzarelle e sono lavorate con tre dita. Alla
stessa tipologia appartengono anche i capunti, i capuntini e
i cecatelli. Tutti questi formati di pasta sono ormai facilmente
reperibili sul mercato, preparati da laboratori artigianali
e anche dall’industria. Cavatelli, orecchiette e strascinate
si condiscono tradizionalmente con sughi a base di verdure (cime
di rapa, broccoli, cavolfiori, finocchietto selvatico).
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PANE
Pane
di Monte Sant’Angelo & C.
Con 300 varietà di grano (duro, tenero, semiduro) tuttora
coltivate, la Puglia è la regione italiana dove la produzione
di frumento è più diversificata. A questa varietà
fa riscontro un gran numero di pani, derivati perlopiù
da sfarinati di grano duro, di grossa pezzatura e di forma rotonda.
In Gargano la semola di grano duro o la farina di frumento tipo
0 è impastata, in due tempi, con acqua, sale e lievito
naturale, senza additivi. Il pane garganico forse più
noto è quello di Monte Sant’Angelo: si tratta di
forme molto grandi (il diametro va dai 30 ai 50 centimetri e
il peso è sui 5, 6 chili) che in alcune panetterie del
paese – secondo un’usanza tradizionale – sono
agganciate e appese fuori dal negozio.
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PESCE
Anguilla di Lesina
Un alone di mistero circonda l’origine
e la vita delle anguille. Non se ne conosce l’albero genealogico
e quindi è impossibile riprodurle in allevamento. Vengono
dall’Atlantico, dal Mar dei Sargassi, dove si riproducono
a mille metri di profondità: da qui gli avannotti impiegano
tre anni per tornare nel Mediterraneo. Dai canali Acquarotta
e Schiapparo entrano nella laguna di Lesina dove si pescano
quando raggiungono la lunghezza di 20, 25 centimetri. La pesca
in passato durava mesi: i pescatori, che dovevano rimanere vicino
alle proprie “paranze”, costruivano sulle sponde
della laguna i pagiar (pagliai). Qui rimanevano da ottobre a
gennaio in attesa che i bertovelli (trappole) si riempissero.
La permanenza nei luoghi di lavoro imponeva l’uso quotidiano
delle anguille per l’alimentazione: la preparazione più
importante era la minestra di anguilla. Questo cibo, insieme
al capitone (femmina della anguilla) arrostito, ancora oggi
è il piatto tipico della vigilia di Natale. Il parco
ha promosso un Presidio Slow Food per rivalorizzare questa pesca
tradizionale.
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RAZZE AUTOCTONE
e CARNI
Capra Garganica
Soltanto 15 anni fa questa razza contava ancora
30 mila capi, oggi ridotti drasticamente a tre mila. Legata
al Gargano, il territorio che le dà il nome, la Capra
Garganica è particolarmente rustica, perfetta per crescere
libera, brucando nei pascoli più aridi e nelle stoppie.
Si riconosce facilmente grazie al pelo nero corvino e lungo,
e alla testa voluminosa e tozza, con un ciuffo sulla fronte
e una lunga barba sotto il mento. Le corna sono importanti e
si aprono lievemente verso le punte, descrivendo un arco.
È una razza sia da carne che da latte. I capretti sono
molto ricercati durante le feste di Natale e Pasqua mentre è
tradizione del mese di agosto cucinare (alla brace o in umido)
la carne delle capre giunte a fine carriera (la stessa, inoltre,
può essere tagliata a striscioline ed essiccata per produrre
la Muscisca). Dal latte si ricavano caprini, cacioricotta e
una delicatissima ricotta fresca.
Vacca Podolica
Una mandria di vacche Podoliche al pascolo sul Gargano è
uno spettacolo che non si dimentica. Con il loro profilo rettilineo,
lo sguardo acceso, le larghe corna solenni, il mantello grigio
che brilla sullo sfondo di boschi e macchia mediterranea, ispirano
una sorta di sacrale tranquillità. Se la straordinaria
adattabilità di questa razza, la sua resistenza alle
malattie e la sua rusticità ne hanno favorito inizialmente
la capillare diffusione su tutto il territorio, proprio le sue
caratteristiche poco “moderne” (scarsa attitudine
alla stabulazione, produzione di latte minima, carni sapide
ma tendenzialmente fibrose e dure) ne stanno provocando la vistosa
riduzione.
Oggi la vacca Podolica è presente soltanto nelle regioni
meridionali (Campania, Calabria, Basilicata e Puglia) e, per
di più, largamente meticciata. Se nel 1983 se ne potevano
contare circa 100 mila esemplari puri, oggi sono ancora 25 mila
i capi registrati nel libro genealogico della razza.
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OLIO
Dauna Gargano Dop
L’area delle colline del Gargano, che si
estende su una superficie di circa 20 mila ettari, rappresenta
la zona olivicola per eccellenza della provincia di Foggia.
Nel Gargano l’olivo è presente essenzialmente sul
lato nord-orientale (Ischitella, Vico del Gragano, Vieste, Cagnano,
Varano), ma si trova anche sul lato occidentale (San Giovanni
Rotondo, Sannicandro). Se la varietà prevalente è
rappresentata dalla Ogliarola Garganica, prodotta da piante
secolari e di mole gigantesca, la Coratina è sempre più
presente nei nuovi impianti e anche la Peranzana e la Rotondella
trovano spazio in coltivazioni di tipo misto. La coltura è
scarsamente assistita da impianti di irrigazione e la raccolta
viene effettuata a mano sulla pianta. La denominazione di origine
protetta Dauno, accompagnata dalla menzione geografica Gargano,
è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto
dallavarietà Ogliarola Garganica presente negli oliveti
in misura non inferiore al 70%. Possono concorrere altre varietà
presenti negli oliveti fino al limite massimo del 30%. L’olio
ottenuto varia da zona a zona e risente molto della composizione
del terreno, della distanza dal mare e naturalmente della composizione
varietale. Si ottiene solitamente un olio dal colore che va
dal verde al giallo, odore di fruttato medio con sensazione
erbacea e sapore fruttato con retrogusto e sensazione di mandorla.
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ORTAGGI e LEGUMI
Fava di Carpino
La fava
(Vicia faba maior) è un legume con proprietà nutrizionali
di tutto rispetto: a fronte di un valore calorico inferiore
di un terzo a quello dei cereali, ha un elevato contenuto di
proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali e fibre (presenti
soprattutto nella buccia). La sua coltivazione, molto antica
nell’area mediterranea, trova condizioni ideali nei terreni
dell’agro di Carpino, argillosi e ricchi di calcio. Qui
si seminano e si raccolgono le fave più apprezzate della
Puglia, i cui baccelli un tempo erano essiccati al sole e sgranati
facendoci passare sopra un cavallo che sbucciava le fave senza
schiacciarle. Negli ultimi anni, per difficoltà legate
a problemi di conduzione e commercializzazione, la superficie
coltivata si è ridotta, ma produttori e amministratori
pubblici hanno intrapreso una serie di iniziative per valorizzare
la fava di Carpino, tra le quali un Pres“dio Slow Food
sostenuto dal parco, e renderne meno precaria la presenza sul
mercato.
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FORMAGGI
Caciocavallo Podolico
Con il latte delle vacche Podoliche si fanno
formaggi straordinari, primo fra tutti il Caciocavallo Podolico,
ma se ne fa poco, pochissimo. E solo in certi periodi dell’anno.
Si può comprendere dunque come questa razza, un tempo
dominante sul territorio italiano, sia ormai confinata nelle
poche aree del Meridione dove il pascolo è avaro, l’acqua
poca e difficile la sopravvivenza. Per modellare il Caciocallo
Podolico si taglia a fettine la pasta e la si bagna con acqua
bollente. Il Caciocavallo Podolico è un formaggio nobile,
che non viene usato in cucina, ma soltanto da tavola. Quando
è ben maturo – e può stagionare anche cinque
o sei anni – ha profumi complessi, ampi, di pascolo e
spezie e una persistenza gustativa inimitabile.
Mozzarella di Bufala
La Puglia conta una mandria bufalina ufficiale di 1738 capi,
per la maggior parte allevati sul Gargano. Per consistenza numerica
è la terza, dopo quella campana e quella laziale. Da
questa mandria si ricava latte bufalino che viene caseificato
quasi esclusivamente come Mozzarella di Bufala Campana. E tuttavia
sono ancora poche nel parco le realtà produttive attrezzate
in modo moderno e in grado di commercializzare efficacemente
il prodotto al di fuori del mercato locale.
Quelle poche, anche se non si può parlare di una caratterizzazione
specifica per la mozzarella di bufala garganica, producono un
eccellente formaggio, dove in genere prevalgono al gusto sensazioni
dolci, pannose e buone note muschiate al naso.
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SALUMI
Muscisca
L’origine della parola – come per
il mosciame, carne secca di cetacei o di tonno – è
araba, da mosammed, “cosa dura”. Si tratta di carne
di pecora o di capra piuttosto magra che, disossata, è
tagliata a pezzi, salata, e insaporita con peperoncino, finocchio
selvatico e aglio ed esposta al sole o all’aria per qualche
settimana, fino alla completa essiccazione.
A questo prodotto conservato, tipico della civiltà pastorale
della transumanza, il comune di Rignano Garganico dedica una
sagra che si tiene nel mese di agosto.
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FRUTTA
Agrumi del Gargano
A metà Ottocento nel Gargano c’erano
importanti società agrumarie e i “portogalli”
pugliesi viaggiavano per mare, raggiungendo i mercati inglesi
e americani. Oggi la situazione è molto diversa: lo spopolamento
delle campagne ha anche significato l’abbandono dei cosiddetti
“giardini”: i “giardinieri” abbandonano
la coltivazione o vendono i terreni. Eppure questi agrumi antichi
danno frutti succosi e profumati che maturano tutto l’anno.
Come il Melangolo a frutto dolce; l’arancia Bionda del
Gargano, che matura tra aprile e maggio conservandosi dolce
e succosa sull’albero fino a settembre; la Duretta del
Gargano, un’arancia dalla polpa dura e croccante che non
ha nulla da invidiare al diffusissimo Washington. E ancora il
Femminello del Gargano, il limone più antico d’Italia.
Alcuni produttori di agrumi del Gargano si sono organizzati
dando vita a un Pres“dio Slow Food sostenuto dall’Ente
Parco.
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DOLCI
Ostie piene, farrate e poperati
Leggenda vuole che le ostie chjéne siano
nate, attorno al 1600, nel monastero delle Clarisse di Monte
Sant’Angelo, dove sorge un celebre santuario dedicato
all’arcangelo Michele. L’origine conventuale di
questi dolcetti sembra confermata dal fatto che gli involucri
sono preparati con gli stessi ingredienti e lo stesso tipo di
cottura usati per le ostie della Comunione; inoltre la superficie
è talvolta decorata con immagini sacre. Le cialde ovoidali
(diametro 7, 8 centimetri, lunghezza 16, 18 centimetri) sono
farcite con miele, mandorle tostate, cannella, zucchero e pressate
a due a due con tavolette di marmo o legno. I poperati o prupate
sono grossi taralli che era tradizione distribuire durante le
feste di nozze: sono fatti con farina di frumento tipo 0, zucchero,
miele, vin cotto, strutto, cannella, chiodi di garofano, scorza
di limone e di arancia. Legate alle festività invernali
sono invece le carteddate o cartellate, nastri di sfoglia pizzicati
con le dita e fritti, ricoperti di miele o vin cotto e cosparsi
di zucchero a velo. Le farrate si preparano, in casa e nelle
panetterie dei paesi, dall’autunno inoltrato alla fine
dell’inverno, unendo alla pasta base ricotta, chicchi
di grano, pepe e cannella, spennellando la superficie con tuorlo
d’uovo e cuocendo i dolci nel forno.
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Fonti:
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
Atlante dei prodotti tipici dei parchi italiani |
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